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Rendicontazione di Sostenibilità. Il Documento del CNDCEC

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Rendicontazione di Sostenibilità. Il Documento del CNDCEC

martedì, 10 febbraio 2026

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha pubblicato l’Informativa Reporting di Sostenibilità (IRS) n. 20 (Documento) in cui fa il punto sull’attuale quadro normativo europeo sulla sostenibilità, passato dall’ambiziosa estensione degli adempimenti per le imprese alla significativa semplificazione introdotta dal cosiddetto “Pacchetto Omnibus I del 2025”.

Con l’emanato Documento, il CNDCEC rileva che, in tema di rendicontazione della sostenibilità da parte delle imprese, l’anno 2025 ha segnato un mutamento radicale dello scenario. Al fine di tutelare la competitività europea delle imprese europee, la Commissione ha proposto il 26 febbraio 2025 il cosiddetto “Omnibus Package”. Questo “pacchetto”, approvato dal Parlamento Europeo il 16 dicembre 2025, ha stabilito una drastica riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese.

 Operativamente è stata decisa una profonda modifica degli obblighi precedentemente approvati con la “Corporate Sustainability Reporting Directive “(CSRD) - Direttiva UE 2022/2464”, il cui raggio d’azione è stato ridefinito dall’approvazione del pacchetto “Omnibus I”. La riforma, così operata, ha innalzato notevolmente le soglie dimensionali per l’obbligo di rendicontazione della sostenibilità. Rispetto a quanto previsto in precedenza dalla CSRD, l’obbligo di rendicontazione diviene vincolante soltanto per le imprese con una media di oltre 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro.

Anche gli obblighi previsti dalla “Corporate Sustainability Due Diligence Directive- (CSDDD)”, Direttiva entrata in vigore nel 2024, sono stati modificati. Tale Direttiva, lo ricordiamo, obbliga le grandi imprese ad identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente lungo tutta la loro catena del valore, inclusi fornitori e partner, per garantire pratiche commerciali sostenibili e responsabili. Attualmente gli obblighi previsti si applicheranno soltanto a grandi società con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro.

Il pacchetto Omnibus ha anche introdotto innovazioni cruciali per “proteggere” le piccole e medie imprese (PMI). Al riguardo è stato previsto il “divieto di trasferimento dell’onere”; le grandi imprese obbligate, in buona sostanza, non possono più richiedere ai partner commerciali, con meno di 1.000 dipendenti, informazioni eccedenti quelle previste dagli “standard di rendicontazione volontaria”, identificati con la sigla “VSME-Voluntary Sustainability Reporting Standard for Non-Listed SMEs”.

Il pacchetto, altresì, si è focalizzato sulla semplificazione dei “datapoint” richiesti alle imprese. Nel merito, l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), Comitato tecnico che si occupa dei principi contabili, è stato incaricato di semplificare il primo set di 12 “ESRS - European Sustainability Reporting Standards” (Standards europei per la rendicontazione di sostenibilità) riducendo la “granularità dei dati e privilegiando le metriche quantitative rispetto a quelle narrative”. Nello specifico, le imprese non sono più obbligate a presentare piani di transizione climatica che certifichino la compatibilità del modello aziendale con l’economia sostenibile.

In relazione al cruciale ruolo assunto con la CSRD dai revisori di sostenibilità, si è prevista una semplificazione in tema di “limited assurance”. In pratica, è stata eliminata la previsione del passaggio graduale dalla “limited assurance” alla “reasonable assurance” per l’attestazione dei revisori. Concretamente, il legislatore europeo ha deciso di eliminare definitivamente l’obbligo di passare alla “reasonable assurance”.

Peraltro, con lo scopo di evitare costi inutili in questa fase di riforma, il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno approvato uno slittamento dei termini. In tale ambito, l’applicazione per le grandi imprese, non ancora soggette alla rendicontazione, è posticipata dal 2025 al 2027. Per le PMI quotate, l’obbligo slitta dal 2026 al 2028. Il termine di recepimento della Direttiva CSDDD è stato fissato a luglio 2028, con entrata in vigore delle norme il 26 luglio 2029.

Nell’ordinamento italiano, il recepimento della Direttiva CSRD, avvenuto con l’emanazione del decreto legislativo n.125/2024, dovrà ora coordinarsi con tali nuove disposizioni europee.

In questo contesto di “ipertrofia legislativa”, il Documento sottolinea che il ruolo del Dottore Commercialista diventa sempre più centrale per interpretare le norme e favorire una “cultura della sostenibilità che non sia solo conformità burocratica, ma un reale rafforzamento del modello di business e della resilienza aziendale”. Le PMI, quindi, devono essere incoraggiate a monitorare l’evoluzione normativa, utilizzando gli strumenti di semplificazione per trasformare la trasparenza in un vantaggio competitivo.

Di seguito il documento:

  • IRS n. 20 – Ritorno al passato per la rendicontazione di sostenibilità nelle PMI – Nuovamente da Obbligo a Compliance Strategica
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