In attesa di avere l’età giusta per la pensione, il lavoratore licenziato a malincuore accetta un’altra occupazione a stipendio ridotto. Dopo qualche anno ha titolo alla pensione di vecchiaia calcolato con il sistema misto (retributivo per i periodi fino al 2011, contributivo per quelli successivi). Gli stipendi ridotti a questo punto gli presentano un conto pesante: il calcolo della parte retributiva viene pesantemente penalizzato, la media delle retribuzioni degli ultimi cinque anni è trascinata in giù con conseguente riduzione della pensione.
Ma l’interessato ha la possibilità di chiedere all’INPS la “neutralizzazione” dei periodi con stipendi ridotti: in tal modo salva la misura media delle paghe pensionabili. La domanda viene accettata dagli uffici in quanto la giurisprudenza ha chiarito che le contribuzioni successive alla maturazione del diritto a pensione (20 anni di versamenti) non devono comportare un detrimento della misura della rendita. E se lo fanno gli interessati possono eliminarle.
A questo punto sono opportuni alcuni chiarimenti. In primo luogo l’operazione non è ammessa per i periodi in cui viene applicato il metodo di calcolo contributivo. In secondo luogo la neutralizzazione ha il suo rovescio negativo: i periodi tolti dalla determinazione della retribuzione pensionabile vengono automaticamente tolti dagli anni contributivi.
Esempio riferito a lavoratore con 38 anni di contributi: se neutralizza 3 anni di stipendi ridotti, fa scendere l’anzianità a 35 anni. E su questi 35 anni avrà la pensione.
Di recente la Corte di cassazione ha precisato che la sterilizzazione dei contributi minori non è ammessa nel caso in cui dai superstiti viene chiesta la pensione indiretta per la morte di un familiare non ancora pensionato.